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venerdì 13 luglio 2012

Tetti vegetali nelle Isole Faer

Tra il Mare di Norvegia ed il nord dell'oceano Atlantico c'è Klaksvík, seconda città delle Isole Fær, una cittadina di 4.889 abitanti, circondata da scogliere e paesaggi incontaminati. 

Data l'esigenza di riqualificare il centro cittadino, il Comune di Klaksvík ha indetto un concorso di progettazione; a vincerlo lo studio di architettura Group8, al quale è stato affidato l'incarico di riprogettare in maniera creativa ed efficiente un'area centrale di 150,000 metri, in grado di collegare le parti Est ed Ovest della città e dando vita a uno spazio vivibile e identificativo. 


SPAZI PROTETTI DALLE INTEMPERIE. 

L'idea di Group8 è stata quella di creare un lungomare completamente pedonale e chiuso al traffico, in grado di incoraggiare l'interazione umana e la vita all'aria aperta. 
Per affrontare i rigidi e lunghi mesi invernali, il nuovo centro cittadino offre una serie di aree protette e facilities (piazze, terrazze, passeggiate), più un percorso di porticati coperti, al fine di consentire il flusso pedonale anche in condizioni climatiche avverse. 
“Una città sostenibile è una città che funziona nonostante le condizioni atmosferiche”, spiegano gli architetti di Group8. 


TETTI VEGETALI SECONDO TRADIZIONE SCANDINAVA

Altro aspetto importante considerato nella riprogettazione del centro riguarda l'efficienza dei nuovi edifici, in particolare dal punto di vista dell'isolamento termico, un aspetto essenziale a queste latitudini. 
Le nuove case del centro sono state riqualificate, a partire da un tetto vegetale verde, tipico di queste zone e garanzia di alto comfort termico all'interno, mentre per rispondere alle esigenze domestiche è stato pensato un sistema solare termico per abitazione. 
In questo modo, oltre ad assicurare una buona coibentazione, si mantiene un'estetica tradizionale e riconoscibile per la cittadina di Klaksvik.

[ Fonte: www.casaeclima.com ]

venerdì 6 maggio 2011

Ginko: un quartiere green a Bordeaux

Una Bordeaux a misura d'uomo e amica dell'ambiente.


Con questi obiettivi la Comunità urbana di Bordeaux ha lanciato, nel 2009, il progetto Bordeaux 2030, verso una città sostenibile.


E proprio in questo piano, destinato nelle intenzioni dell'amministrazione a coinvolgere tutta la comunità, si inserisce la pianificazione di un nuovo eco - quartiere affacciato sul Lac Bordeaux.





GINKO, UN QUARTIERE DURATURO.


Si chiama Ginko, il nuovo quartiere green; un nome scelto in onore della più celebre pianta, il ginko biloba, albero simbolo di resistenza e durevolezza.


Questo, tra gli altri, l'auspicio per il quartiere, avviato nel 2006: che sia duraturo e a basse emissioni nocive. Per il sito di ubicazione, gli urbanisti hanno scelto un'area particolarmente suggestiva della città, in prossimità del lago Bordeaux.


Sviluppato su 23 ettari, il nuovo insediamento sarà servito dai mezzi pubblici – la linea C dei tram passa proprio di lì – e potrà godere della vicinanza agli impianti sportivi della città. Ginko promette di divenire un quartiere a 360°: i progettisti hanno, infatti, predisposto l'area perché possa accogliere 2.149 alloggi, strutture scolastiche, uffici, un grande centro culturale e numerosi spazi commerciali. Nonché, ovviamente, spazi verdi.



EDILIZIA SOSTENIBILE, CONSUMI ENERGETICI RIDOTTI.


Il progetto, partito nel dicembre 2006 e proseguito attraverso tranches di lavoro annuali, dovrebbe terminare entro il 2017, con l'ultima fase di costruzioni. Il 70% degli edifici, specificano architetti e ingegneri a capo del piano Ginko, sono “BBC - Basse Consommantion d'Energie”, il che significa per l'appunto che sono stati progettati per garantire consumi energetici contenuti e un bassissimo impatto ambientale. Le buone performances di Ginko sono garantite, infine, anche dalle scelte innovative in termini di riscaldamento, coibentazione, isolamento termico ed illuminazione.



Una strategia a 360°, per arrivare preparati al traguardo Bordeaux 2030 - città verde.


[ Fonte: Casa&Clima.com ]


venerdì 25 febbraio 2011

Singapore città verde dell'Asia

E' Singapore la città asiatica più sostenibile. A dichiararlo l'Asian Green City Index, uno studio commissionato da Siemens all'Economist Intelligence Unit.

22 città asiatiche messe a confronto dal punto di vista della sostenibilità e delle performance ambientali. La valutazione è passata da otto principali parametri: emissioni di anidride carbonica, consumi energetici, compatibilità ambientale degli edifici, trasporti, gestione e trattamento delle acque, gestione dei rifiuti, qualità dell'aria e governance ambientale. L'indagine, condotta negli scorsi mesi, ha inoltre messo in luce, tra le maggiori sfide con le quali le città asiatiche dovranno presto confrontarsi, l'abbattimento dell'inquinamento atmosferico ed un uso più pervasivo di energie da fonti rinnovabili.

Così Jan Friederich, responsabile dell'indagine EIU ha commentato le evidenze dello studio “ Per le città dell'Asia è emerso come non necessariamente un reddito più alto corrisponda ad un maggiore consumo di risorse. Mentre il consumo di risorse cresce considerevolmente fino al prodotto interno lordo di circa €15.000 pro capite, esso si abbassa nuovamente quando il reddito supera questo valore”. Questo perché nelle floride città asiatiche, c’è una maggiore coscienza ambientale e le infrastrutture sono più efficienti. Le città stanno attivamente riducendo il loro consumo di risorse naturali, sviluppando quindi una maggiore sostenibilità. “Inoltre le città che hanno raggiunto le più alte posizioni nella classifica sono caratterizzate dalla loro capacità di applicare con successo progetti ambientali e nel far rispettare risolutamente le regole” ha spiegato Friederich.

CRESCE LA CONSAPEVOLEZZA AMBIENTALE.
L'osservazione, per la quale EIU si è avvalsa del supporto dei migliori esperti mondiali di urbanistica, inclusi specialisti dell’OECD, della Banca Mondiale e di CITYNET, un network regionale di autorità asiatiche locali, ha portato alla luce anche alcune tendenze che fanno ben sperare.
La coscienza ambientale si sta , infatti, sviluppando e la maggior parte delle città dell’Asia ha già cominciato ad introdurre dettagliate linee guida in merito o si appresta a farlo. Inoltre, l’emissione annuale di CO2 pro capite in Asia raggiunge le 4.6 tonnellate, cifra inferiore al corrispettivo dato per le città europee, pari a 5.2 tonnellate annuali pro capite. Bene anche per quanto riguarda la produzione di rifiuti.
Le 22 città asiatiche qui considerate producono una media di 375 kg di rifiuti pro capite annuali, meno che in America Latina (456 kg) e in Europa (511kg).

ARIA INQUINATA.
Negativo, invece, il quadro dell'inquinamento atmosferico. I valori medi, infatti, eccedono ovunque gli standard WHO (World Health Organization). Altro punto su cui lavorare, riguarda le energie rinnovabili, settore nel quale le metropoli asiatiche presentano ancora un buon margine di miglioramento. Le rinnovabili rappresentano, infatti, l’11% dell’elettricità totale generata nelle 22 città. In confronto - a causa dei numerosi impianti idroelettrici presenti sul territorio - in America Latina la media si aggira intorno al 64%.

ESODO MASSICCIO VERSO LE CITTà.
Un fenomeno importante da considerare per la realtà asiatica, resta il progressivo, ma imponente esodo dalle zone rurali alle città di questi ultimi anni. In accordo con la United Nations Population Division, infatti, la percentuale di popolazione che vive nelle città è cresciuta esponenzialmente negli ultimi 20 anni di circa un terzo fino a superare il 40%. Solo negli ultimi 5 anni, il numero di abitanti nelle città asiatiche è cresciuto di circa 100.000 persone al giorno. E questo trend è destinato a crescere nei prossimi anni. Nella sola Cina, gli esperti prevedono che entro il 2025 saranno presenti ben 200 città con più di un milione di abitanti. Oggi, nel 2011, ce ne sono poco meno di 90, mentre in Europa solo 25 città raggiungono tale grandezza.

NECESSARIO UNO SVILUPPO SOSTENIBILE.
Una crescente e rapida urbanizzazione con un enorme impatto sulle infrastrutture; la crescita del numero di abitanti, infatti, richiede maggiori quantità di energia, acqua potabile, trasporti e case ad efficienza energetica. La Banca di Sviluppo Asiatico ha stimato che per essere all’altezza di questo afflusso le città dovranno, per fare un esempio, costruire 20.000 nuove case e 250 km di strade, implementare i trasporti e le infrastrutture e fornire ulteriori 6 milioni di litri di acqua potabile, il tutto su base giornaliera. Inoltre, le città sono le principali responsabili per l’emissione di gas serra.

Più che mai si rivela, dunque, importante indirizzare queste realtà metropolitane in rapidissima espansione verso uno sviluppo urbanistico sostenibile, che non stravolga il paesaggio e tragga insegnamento dalle evidenze emerse dall'Asian Green City Index


[ Fonte: Casa&Clima.com ]