venerdì 15 giugno 2012

RiutilizziAMO l’Italia




Riconvertiamo ed amiamo il nostro Paese: è il senso della campagna RiutilizziAMO l’Italia lanciata dal WWF in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, ed alla vigilia della Conferenza Mondiale sullo sviluppo Sostenibile “Rio+20”, che si terrà dal 20 al 22 giugno 2012. 

Come partecipare?
E’ semplice: segnalando on line aree dismesse o abbandonate del nostro Paese, localizzandole e descrivendole brevemente, e fornendo indicazioni e proposte sul possibile uso futuro delle aree degradate

L’iniziativa, con un approccio fortemente identitario e comunitario, intende stimolare la partecipazione delle popolazioni locali, e l’innesco di un vero e proprio movimento culturale e sociale che tramite l’orientamento bottom-up possa garantire un impegno concreto ed effettivo da parte dei cittadini coinvolti. 

Il consumo di suolo è un problema rilevante cui molte nazioni, tra cui l’Italia, sono chiamate a porre rimedio in tempi brevi per evitare l’insorgenza di problemi più gravi, come rilevato dal dossier "Terra Rubata –Viaggio nell'Italia che scompare" (2012), redatto da FAI e WWF, in cui si evidenzia come mediamente l’Italia ha avuto, negli ultimi 50anni, un consumo di suolo che si aggira intorno ai 33 ettari al giorno, che diverranno 75 per i prossimi 20anni

Pertanto il WWF intende così favorire un recupero dell’identità del paesaggio, della qualità dell’ambiente e del benessere sociale che stanno divenendo sempre più rari nei nostri ambienti di vita. 

Si tratta di un atto fondamentale che potrebbe comportare un nuovo stabile equilibrio tra le popolazioni e le risorse locali, in modo da poter determinare un reale incremento delle condizioni economiche del nostro Paese, grazie al riuso, al recupero, al restauro del patrimonio ambientale, immobiliare e culturale che distingue la nostra italianità. 

Hai già idea di qualche area da proporre? clicca qui

 "Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!" (Gandhi)


venerdì 8 giugno 2012

Dalla steppa russa una comunita' autosufficiente

Durante i freddi mesi invernali la struttura agisce come una comunità autosufficiente.

A Skolkovo, a pochi chilometri di distanza da Mosca, sorge la Moscow School of Management, importante centro di formazione universitaria fondato nel 2006 da un gruppo di uomini d'affari russi e internazionali. 

Immerso in una steppa che d'inverno si copre di neve, il campus universitario è stato progettato dallo studio di architettura Adjaye Associates proprio in funzione di una stagione invernale che da queste parti dura più di sei mesi, con temperature ben sotto lo zero, tanto da costringere gli abitanti a passare la stragrande maggioranza del tempo al chiuso.

AGIRE COME UNA COMUNITA' INDIPENDENTE.
Per rispondere a queste esigenze dipendenti dal clima, la struttura – che offre alloggio ai propri studenti – è organizzata per poter agire come una comunità indipendente, in cui tutti gli spazi sono posti in collegamento tra loro, senza bisogno di dover uscire all'esterno.

UNA BASE A DISCO.
All'interno, su una superficie totale di 42,891 metri quadrati, sono dislocati i vari servizi a disposizione degli studenti, dalle aule alle sale relax, dal ristorante-caffetteria a un auditorium di oltre 600 posti. La struttura si distingue per la forma innovativa: il blocco centrale è costituito da un grande disco in cemento rialzato che accoglie gli spazi ricreativi e di lavoro, mentre gli ingressi e il parcheggio sono posizionati immediatamente sotto, al livello del suolo.

4 VOLUMI PER ALLOGGI E SERVIZI SPORTIVI.
Da questa prima base a disco si diramano quattro volumi squadrati di varie dimensioni, completamente rivestiti da pannelli in alluminio colorati in stile mosaico di colorati. All'interno, i blocchi contengono principalmente le unità abitative a disposizione degli studenti - 123 alloggi-, cui aggiungere le 126 camere riservate, invece, ai visitatori. Solo uno dei quattro volumi, riconoscibile dall'esterno per il rivestimento in alluminio dorato, si distingue per funzione: al suo interno, infatti, ospita le varie strutture sportive, dalla palestra al centro fitness.

UN PROGETTO DA BIENNALE.
Ispirato alle forme razionaliste e squadrate tipiche dell'architettura sovietica, come spiegano i progettisti di Adjaye Associates, che questo progetto l'hanno presentato alla Biennale di Venezia (undicesima edizione), il campus presenta degli interni progettati nel nome della funzionalità e dell'accoglienza, con una generale preferenza per le ampie vetrate aperte sulla steppa circostante e tinte colorate per l'arredo e le pareti.

 [ Fonte: www.casaeclima.com ]

venerdì 1 giugno 2012

Eco abitazione deve voler dire anche "sicurezza"

Pubblichiamo le indicazioni del piano comunale della Protezione Civile della provincia di Bologna sul comportamento da assumere dopo una scossa tellurica, certi di poter essere utili in qualche modo anche noi di EcoAbitazione, in un momento così grave.

DURANTE LA SCOSSA
Aspettarsi scosse secondarie di assestamento. È molto probabile che la scossa principale sia seguita da repliche, di intensità inferiore, ma tuttavia ancora in grado di provocare danni.
- Ripararsi comunque nel vano di una porta, inserita in un muro portante o sotto una trave, oppure sotto un tavolo - Non muoversi fino a quando la scossa non è terminata
- Non cercare assolutamente di uscire durante la scossa: talvolta le scale sono una delle parti più deboli e quindi pericolose della casa
- Non usare l'ascensore
- Se si viene sorpresi dalla scossa all'interno di un ascensore, fermarsi al primo piano possibile e uscire immediatamente.


In un luogo pubblico

- Rimanere nel luogo ed allontanarsi solo da oggetti sospesi che possono cadere
- Non cercare di raggiungere l'uscita, in considerazione che anche altre persone avranno la medesima idea e quindi, in caso di affollamento, l'uscita sarebbe impossibile ed anzi si potrebbero provocare ulteriori danni alle persone.


All'aperto

- Stare lontano dalle pareti delle case
- Portarsi in luoghi aperti, lontano dalle costruzioni, da alberi, muri, linee elettriche
- Se ci si trova su un marciapiede, cercare riparo sotto un portone
- Se ci si trova su un veicolo, non fermarsi nei sottopassaggi, in prossimità di ponti, di terreni franosi
- Fermare il veicolo in un luogo aperto lontano da alberi, muri e linee elettriche
- Aspettare in auto che la scossa finisca
- Collaborare a mantenere le strade sgombre per il passaggio dei vicoli d'emergenza.

 DOPO LA SCOSSA
- Usare una radio a batterie per avere eventuali informazioni
- Verificare che non vi siano feriti
- Verificare che non vi siano fughe di gas o rotture dell'impianto idrico
- Non accendere la luce, usare una lampada a batterie
- Nel caso si abbandoni la casa, chiudere gli erogatori di gas, acqua, energia elettrica
- Non cercare di raggiungere l'area colpita ed evitare di muoversi per curiosità
- Raggiungere le aree di raccolta predisposte ed indicate nel Piano Comunale di Protezione Civile
- Verificare che la costruzione si abita non abbia subito danni: se si sono avute lesioni, richiedere il parere di un tecnico e nel dubbio abbandonare la casa
- Non usare il telefono, se non per reali esigenze di soccorso
- Non usare autoveicoli per lasciare le strade libere per i soccorsi
- Non avvicinarsi ad animali in quanto spaventati e imprevedibili, e se possibile, rinchiuderli in luoghi sicuri
- Raggiungere con calma la scuola per prelevare i bambini, senza fretta, in quanto la scuola è un edificio strategico
- Collaborare a mantenere le strade sgombre per il passaggio dei vicoli d'emergenza.

In fabbrica, in officina, in ufficio:
- Spegnere i motori e togliere l'energia
- Chiudere tutti gli impianti, le apparecchiature e tutte le alimentazioni.

A scuola:
- Mantenere la calma
- Ricordare sempre che la scuola ha un piano di emergenza
- Seguire le istruzioni dell'insegnante
- Se viene deciso di uscire: - percorrere in ordine e senza correre il percorso di esodo assegnato
- Raggiungere il punto di raccolta esterno.


[ Fonte: www.casaeclima.com ]

venerdì 25 maggio 2012

Gli edifici riciclabili

Mentre in passato le case erano costruite in pietra, laterizio e legno e i materiali recuperati dalle demolizioni venivano ampiamente riutilizzati nella costruzione di nuovi edifici, il recupero e il riuso di molti materiali moderni crea dei problemi. 


Basti pensare ad un pavimento sintetico incollato su sottofondo che non è recuperabile e deve quindi essere interamente distrutto. Lo stesso valga per elementi composti da strati di diversi materiali incollati insieme, che pongono il problema della separazione prima del riciclo. La stessa demolizione del cemento armato richiede un grande dispendio di energia. 

Si dovrebbero pertanto costruire edifici scomponibili con elementi e materiali che possano essere facilmente recuperati, riutilizzati, riciclati e smaltiti senza provocare ulteriori inquinamenti. 

Da alcuni anni si parla di riciclaggio integrale o globale, concetto che si basa sull’idea che tutta la materia che utilizziamo l’abbiamo presa in prestito dalla natura per un determinato periodo, per poi restituirla integralmente, alla fine del suo impiego. 
Progettare edifici scomponibili e adattabili a nuovi usi, impiegare materiali riutilizzabili e riciclabili è un valido criterio necessario se si considera l’immensa massa che chiamiamo rifiuti. 


LA CATTEDRALE DI CARTONE DI SHIGERU BAN

Tutti noi da piccoli ci siamo divertiti a prendere fogli di carta o cartoncini e sagomarli in maniera tale da far si che si reggessero in piedi divenendo tetti per le bambole e missili da lanciare in aria. Inconsciamente tutti abbiamo anticipato l’intuizione messa a punto da Shigeru Ban, il quale ripropone in maniera innovativa la cattedrale vittoriana di Christchurch, crollata a seguito del terremoto del febbraio 2011 che ha colpito la Nuova Zelanda. 

 Innovativa perché è concepita interamente in cartone pressato, materiale ecocompatibile riciclato e riciclabile al tempo stesso e perfettamente rispondente alla scarsa possibilità economica a disposizione e all’idea di edifici riciclabili. L’impiego di un materiale così insolito (già effettuato da Shigeru Ban a Kobe in Giappone nel 1995 per la Paper Church), non porrà limiti alla realizzazione e fruizione del nuovo edificio infatti potrà ospitare fino a 700 persone e si svilupperà per ben 24 metri di altezza. 
Con questa idea innovativa di progetto si apre una nuova era per la progettazione architettonica, che potrebbe avere risonanza mondiale specialmente in vista della così ambita sostenibilità degli edifici, ma soprattutto in tema di riciclo di materiali che possono essere reimpiegati in forme nuove e in scopi diversi per i quali erano stati concepiti. 
 Quella di Shigeru Ban è una grossa sfida, una forma sperimentale di architettura che si fa spazio nell’ambito delle nuove tecnologie; tentare di imitarlo non è cosa facile, ma realizzare nel nostro piccolo edifici o abitazioni con materiali la cui vita non sia destinata a finire ma a durare per sempre seppure in forme e impieghi diversi, deve essere obiettivo di chi progetta con coscienza, consapevole dei rischi a cui va incontro il sistema quotidianamente minacciato da smaltimenti complessi e tonnellate di rifiuti. 
Occorre pertanto prendere in considerazione l’aspetto del riuso e del riciclaggio dei materiali già al momento della progettazione di un edificio ex novo e, nel caso di demolizioni, elaborare un concetto di recupero che garantisca e faciliti il riuso e il riciclaggio di vari elementi.

venerdì 18 maggio 2012

Le torri che ruotano con il sole

Questo progetto, nato dagli architetti Agung Mahaputra, Andika Priya Utama, Arief Aditya Putra, Dely Hamzah, Nidia Safiana e Rahadi Utomo, nasce come rifacimento dell’Agung Sedayu Center di Jakarta in Indonesia, ma sarà ambientato nella foresta di mangrovie della medesima città, da cui prenderà il nome, The Mangrove, ispirato a questi alberi caratterizzati dal groviglio di radici intrecciate tra loro. 



La struttura formata da due torri asimmetriche collegate da un corridoio, non intaccherà l’ambiente naturale, ma diverrà parte integrante di questo, offrendo una vista fantastica proprio sulla foresta. Tutta la struttura è progettata in funzione dell’irraggiamento solare. 

Le torri saranno in grado di ruotare attorno a se stesse, non solo per avere la miglior vista a seconda del momento della giornata, ma anche in base all’esposizione solare, in modo da catturare la luce e ridurre il consumo di energia elettrica. Il corridoio di collegamento, pur essendo esposto al sole, non avrà bisogno di condizionamento artificiale, poiché avrà la funzione di barriera tra l’irraggiamento solare e gli spazi di lavoro e pertanto sarà particolarmente ventilato. 

La particolare struttura esterna che richiama le radici di mangrovie, avrà in realtà la funzione di frangisole per gli spazi interni, tanto che può essere regolata a seconda dei raggi solari o in base alle stagioni: anche la stessa forma asimmetrica delle due torri è stata progettata per avere la funzione di ombreggiare gli ambienti all’interno. 

Gli spazi interni verranno prevalentemente destinati a uffici, mentre il piano terra sarà utilizzato per parcheggi e punti di ristoro e il tetto verde sarà una grande terrazza con altri spazi dedicati alla ristorazione, da cui si potrà ammirare tutto il panorama: un ponte dinamico fino al “livello podio” riservato solo a ciclisti e pedoni, consentirà loro di avere una vista fino al mare. 

venerdì 11 maggio 2012

Fattoria urbana made in China


A metà strada tra un orto e un condominio, Agro-Housing è il prototipo di fattoria urbana proposto dallo studio Knafo Klimor Architects per Wuhan, una delle più popolose città della Cina centrale.


PER CITTA' SEMPRE PIU' DENSAMENTE ABITATE. 
Vincitore del concorso Sustainable Housing, il progetto nasce in risposta alla sempre crescente popolazione urbana, un fenomeno estremamente attuale in Cina, dove nei prossimi anni si prevede un vero e proprio esodo degli abitanti dalle campagne ai centri urbani. 10.000 metri quadrati divisi tra alloggi (150) e serre riservate alle colture, Agro-Housing vuole essere un modello di vita sostenibile e autosufficiente nel pieno centro cittadino. 

10 MQ DI ORTO PER APPARTAMENTO. 
Ai residenti viene offerta la possibilità di coltivare la propria porzione di orto a seconda delle proprie preferenze; le serre – organizzate in altezza su più piani, nel corpo centrale dell'edificio – sono assegnate in modo che ad ogni unità abitativa corrisponde un'area coltivabile di circa dieci metri quadrati. La vegetazione verrà mantenuta in salute grazie a un sistema di irrigazione a goccia, basato sul riutilizzo delle acque grigie raccolte dai vari appartamenti e dalle acque meteoriche, convogliate tramite un apposito bacino. 

CONDOMINIO EFFICIENTE. 
Oltre alla scelta dei materiali riciclabili e allo spazio per gli orti verticali, Agro-Housing è stato progettato anche per ridurre i consumi e prevede un'installazione a pannelli solari sul tetto, un sistema di ventilazione naturale e un sistema geotermico per il riscaldamento. L'idea, spiegano gli architetti, è quella di sensibilizzare i residenti a un modello di vita più consapevole e attento. L'architettura di Agro-Housing spinge anche a socializzare, grazie alla creazione di spazi e servizi comuni, a partire da un tetto-giardino e un kindergarten privato. 

 I PROSSIMI PASSI. 
Terminata la fase progettuale, ora Agro-Housing aspetta di vedere la luce nel centro di Wuahn, con una previsione di completamento entro il 2015. In caso di successo, il modello potrebbe presto venire replicato in tutta la città, creando veri e propri vicinati verdi. 

[ Fonte: www.casaeclima.com ]

venerdì 4 maggio 2012

Energia termica dalle fogne

Risparmiare energia, riscaldare e raffreddare gli edifici sfruttando la rete fognaria della città. 

Questo l'obiettivo del progetto pilota lanciato nella parte sud-est di Philadelphia. 

GEOTERMIA DAI REFLUI.
Il processo si basa sull'impiego del calore costantemente assicurato dalle acque reflue, che viene “condensato” e reso utilizzabile. A guidare il progetto è il gruppo Nova Thermal Energy LLC, che dopo l'esperienza di Philadelphia conta di mettere in commercio la tecnologia brevettata, proponendola come soluzione ad alta efficienza per tutti quegli edifici collocati lungo un tratto importante del tronco fognario. 

PIU' EFFICIENTE DELLA GEOTERMIA.
“Durante i mesi invernali le acque reflue hanno una temperatura di circa 60 gradi, che diventano 75 e oltre in estate”, precisa Elinor Haider, a capo del progetto. “Si tratta di una quantità di energia notevole, estraibile attraverso una pompa di calore convenzionale, in maniera più efficiente e conveniente rispetto ai tradizionali sistemi geotermici, in cui cui si richiede la creazione di pozzi in profondità per catturare il calore della terra”. Inoltre, puntualizza Jimmy W. Wang, ingegnere capo del NovaThermal, "le acque reflue traggono calore da un certo numero di fonti, tra cui lavastoviglie, docce e processi industriali". 

RIDURRE I COSTI ENERGETICI
Finanziato da una sovvenzione federale di 150mila dollari, l'intervento dovrebbe presto ripagare gli investimenti, riducendo i costi energetici di oltre il 40%. Certo, dichiara Haider, non mancano gli scettici e gli schizzinosi, “ma si tratta di un sistema testato e sicuro”. 

 ESEMPI DA CINA E EUROPA. 
Lo sanno bene in Cina, dove sono numerosi gli edifici di grandi dimensioni che utilizzano questa tecnologia per alimentare il sistema di riscaldamento e raffrescamento. Ma gli esempi non mancano anche in Europa: gli oltre 2.400 chilometri di condotti fognari di Parigi, infatti, sono attualmente al centro di un progetto di "geotermia dei reflui". Il calore viene infatti sfruttato per scaldare due edifici scolastici, ma si parla di includere presto anche l'Eliseo. E a quanti polemizzano contro gli aspetti anti-estetici e le tubazioni a vista, la società svizzera Rabtherm Energy Systems AG risponde con un progetto che prevede tubazioni inserite all’interno di reti fognarie in calcestruzzo. Per sfruttare il calore racchiuso nei liquami con discrezione. 

 [ Fonte: www.casaeclima.com ]

venerdì 20 aprile 2012

Giornata pubblica sulla riqualificazione energetica

La riqualificazione energetica di un edificio rappresenta la messa in atto di tutte le operazioni, gli accorgimenti, i miglioramenti, tecnologici, costruttivi e gestionali, mirati a conferire allo stesso un nuovo o superiore livello performante dal punto di vista energetico e della tutela ambientale. In parole povere, si ricerca la più efficiente razionalizzazione dei flussi e dei consumi energetici.

“Un tema che negli ultimi anni ha acquistato grande rilevanza – afferma Andrea Bissoli, Presidente di Confartigianato Verona -, non solo per quanto riguarda la fondamentale difesa dell’ambiente, ma anche sul piano del risparmio economico. Le normative, internazionali e nazionali, sono severe e indirizzate verso una costante implementazione e sviluppo”.

Ed è per questo motivo che Confartigianato Verona ha programmato un’importante giornata pubblica sul tema della riqualificazione energetica, con il contributo della Camera di Commercio e la collaborazione del Comune di Verona e di numerose ditte del settore.

L’appuntamento è per mercoledì 25 aprile 2012, (dalle 9.30 alle 18.00) nell’ambito della prestigiosa cornice del loggiato del Palazzo della Gran Gurdia, nel cuore storico della città di Verona.

“Una giornata dedicata a tutti i cittadini, agli operatori del settore, ai professionisti, agli amministratori di condominio, alle istituzioni – spiegano Luciano Bighellini e Silvano Scevaroli, rispettivamente presidenti provinciali di Confartigianato Impianti e Costruzioni -. Se un edificio è stato costruito prima del 1990 avrà una spesa, tra gas ed elettricità, calcolata intorno ai 1500 euro all’anno. Ciò significa che deve essere identificato, secondo la classificazione di settore, con la lettera ‘F’. Riqualificare tali edifici è possibile, arrivando a diminuire anche del 70% le spese energetiche, promuovendoli in classe B e aumentandone, conseguentemente, il loro valore di mercato”.

“Le soluzioni, allo scopo, sono numerose – aggiunge Claudio Turazza, Presidente di Confartigianato Legno Arredo di Verona - e devono essere ‘cucite addosso’ agli edifici come un vestito, soprattutto in caso di condomini. Non esiste la soluzione perfetta che una sola ditta possa offrire come panacea globale, ma esistono invece interventi differenziati e personalizzati, l’uno diverso dall’altro. Gli artigiani delle categorie coinvolte possono garantire totale trasparenza dei costi, scelta di prodotti e servizi di garanzia, ricerca del miglior rapporto costi/benefici”.

Gli artigiani del Settore Casa di Confartigianato Verona, dunque, rivolgono – è proprio il caso di dirlo – un caloroso invito a tutta la cittadinanza a rivolgersi ai professionisti della riqualificazione energetica, che sotto il loggiato della Gran Guardia allestiranno postazioni informative e dimostrative, in una sorta di mini-fiera tematica.
Per approfondire i temi del risparmio energetico, inoltre, sempre mercoledì 25 aprile, con inizio alle ore 10, la Sala Buvette della Gran Guardia ospiterà un convegno dal titolo “Come risparmiare energia nelle nostre case”; tra i relatori: Peter Erlacher, docente all’Università La Sapienza di Roma (Master Progettazione ambientale) e all’Università di Bolzano (Master CasaClima), che parlerà di fisica, tecnica ed edilizia sostenibili, e l’esperto Josè Galletti, su “La posa a regola d’arte per mantenere le prestazioni del serramento”.

Per ogni informazione è possibile contattare l’Ufficio Sviluppo e Categorie di Confartigianato Verona:
Giambattista Dal Castello, tel. 045 9211517
Mirko Mazzo, tel. 045 9211521

Visita la pagina facebook dell'evento ufficiale:

venerdì 13 aprile 2012

Sapete cosa sono i "muri energetici"?

Un'abitazione suddivisa da una serra sospesa o due appartamenti con un'area verde in comune.

Una casa fai da te, tutta da personalizzare. WarmWall è il progetto residenziale messo a punto dallo studio di architettura ExS.
Si tratta di un'abitazione suddivisa in due blocchi distinti, collegati centralmente da uno spazio verde vivibile, una sorta di serra di vetro sospesa a mezz'aria. Ma WarmWall, a seconda delle esigenze e degli abitanti, può essere anche interpretata come due distinti appartamenti con un'area verde comune da adibire a giardino d'inverno, atelier, studio, a piacimento.

PERSONALIZZABILE.
Lo spirito di WarmWall, come spiegano i progettisti, è infatti la flessibilità: flessibilità di spazi, flessibilità di interpretazioni e flessibilità di funzioni. L'idea è quella di dare nelle mani dei proprietari una casa completamente personalizzabile, il cui design è semplicemente basato “sull'accostamento di traverse parallele”, ciascuna della stessa larghezza, un metro e mezzo.

MURI “PASSIVI” E MURI “ENERGETICI”.
Altro elemento caratteristico del piano WarmWall riguarda la duplice funzione delle pareti: le pareti interne vanno poste inclinate, orientabili a seconda dell'esposizione, così da raccogliere l'energia solare termica in maniera passiva (pareti passive), mentre le pareti rivolte verso l'esterno restano dritte e racchiudono al loro interno tutto il sistema energetico: installazioni meccaniche ed elettriche (pareti attrezzate).

“DO IT YOURSELF”.
I soli elementi fissi, per l'acquirente, sono il tetto, i muri e il telaio. Tutto il resto, a partire dalle dimensioni e dalla suddivisione degli spazi, resta a discrezione degli abitanti, che in questo modo hanno a disposizione una vasta gamma di opzioni e un'abitazione completamente modulare e modificabile. Non a caso, il claim del progetto WarmWall è “do it yourself”.
Tutti i materiali di costruzione, precisano i progettisti, sono 100% riciclabili.


venerdì 6 aprile 2012

Eco-abitazioni antisismiche in legno

Il recente terremoto in Giappone, così come tutti gli episodi precedenti in Italia e nel mondo, riportano alla ribalta della cronaca un problema importante e forse troppo spesso trascurato: le case antisismiche e la necessità di un adeguamento delle strutture all'eventualità d'un terremoto.

Le soluzioni più moderne passano per la sostenibilità ambientale, perché sono case costituite in prevalenza da materiali naturali come il legno.

L'Italia è un paese caratterizzato da una certa sismicità, combinata a centri storici di grandissimo pregio e antichi.

È vero però che, se in alcune parti del nostro Paese non è possibile intervenire direttamente con nuove costruzioni, perché gli edifici storici vanno tutelati sopra ogni cosa, le nuove case in Italia potrebbero essere costruite con criteri più attenti alla sicurezza in caso di sisma.

Spesso, nonostante gli episodi gravissimi a causa del mancato adeguamento di strutture pubbliche alle più comuni norme di sicurezza (ricordiamo su tutti la Casa delo studente de L'Aquila), in Italia quando si costruisce una casa non viene dedicata la giusta attenzione alla prevenzione di incidenti causati dai terremoti.

Esistono però delle tecnologie all'avanguardia per prevenire incidenti dovuti ai crolli di case dopo il terremoto e alcune di queste consentono di essere sostenibili nella costruzione della propria casa.

Il Giappone, un Paese colpito dai terremoti in modo molto pesante, è in prima linea nella ricerca e nell'appplicazione di nuove tecnologie abitative per prevenire gli incidenti dopo i terremoti.

Dall'esperienza giapponese possiamo imparare alcune regole fondamentali per costruire case a prova di terremoto.

Il primo elemento da non trascurare sono le fondamenta della casa: le più moderne ricerche hanno verificato che una struttura detta "a zattera" consente di distribuire l'energia del terremoto nel terreno, limitando i danni all'edificio.

Inoltre in Giappone vediamo la presenza di molte costruzioni in cemento armato: di per sé il cemento armato è piuttosto inalterabile e soprattutto col passare del tempo perde l'elasticità necessaria a tollerare forti scosse sismiche.

Esistono però delle tecniche che consentono di calcolare la forma e la posizione delle strutture in cemento armato affinché queste offrano una resistenza ai terremoti e accompagnino la scossa senza resistervi e senza cedere, provocando danni irreparabili alle cose e alle persone.

Ma la soluzione più antica e, allo stesso tempo, più efficace è la casa di legno: l'elasticità di un materiale naturale e deformabile come il legno offre alla casa antisisimica una solidità inaspettata.

Durante la scossa di terremoto la eco-abitazione antisismica in legno accompagna il movimento del terreno deformandosi, ma restando in piedi. In Giappone molte delle abitazioni tradizionali sono in legno, ma si sta tornando a questo materiale anche per le nuove case in costruzione.

Anche in Italia il fattore sicurezza sismica non è da trascurare, sia per gli edifici privati che, a maggior ragione, negli edifici pubblici.

[ Articolo scritto da Gaia Tomasi - Fonte: www.deabyday.tv ]