martedì 30 agosto 2016

Dome House: totalmente riciclabili e anti sismiche

Si chiamano Dome House, case di polistirolo, queste curiose costruzioni che vengono dal paese del Sol Levante e che promettono di essere l’alternativa del futuro. 

Il materiale principale di queste case è uno speciale tipo di polistirolo, nome improprio per indicare il polistirene espanso, quello stesso che siamo più soliti trovare negli imballaggi degli elettrodomestici e che tendenzialmente buttiamo.

Nasce dall’unione del carbonio e dell’idrogeno, è un tipo di lavorazione definita “pulita” e non produce rifiuti. Sembra incredibile a pensarci ma gli ingegneri giapponesi sapevano bene che rappresenta la quarta generazione dei materiali da costruzione dopo legno, ferro e cemento. 

Questa comune plastica bianca ha numerosi e inaspettati vantaggi.

Ha un peso assai ridotto con la conseguenza che ogni sezione della dome house, casa di polistirolo, è davvero leggera. Ha delle ottime capacità isolanti, tanto che viene comunemente utilizzato nelle case in muratura come coibente, rendendo queste di polistirolo delle case super-ecologiche a basso dispendio energetico.

Per aumentarne questa caratteristica le Dome House hanno la forma di una cupola, che rende migliore la circolazione interna dell’aria che non si può così accumulare negli angoli. Dome-House-casa di polistirolo.

Ne risulta che i costi del riscaldamento l’inverno e dell’aria condizionata l’estate sono sostanzialmente ridotti. Esternamente, invece, la sua forma aiuta a dissipare l’energia eolica. Grazie alla sua leggerezza è anti-sismica, il che nel paese costruttore è un fattore più che necessario, e grazie alla sua aerodinamicità è resistente agli altri eventi atmosferici. 

Le case di polistirolo sono molto durevoli: questo materiale non marcisce, non arruginisce e non emette gas nocivi in caso di incendio che, nella sventurata ipotesi, sarebbe anzi rallentato nella sua corsa. casa di polistirolo.

Le Dome House hanno generalmente l’aspetto di una semisfera o di due semi sfere esterne con una parte centrale allungata. Sono edifici prefabbricati formati da un limitato numero di pezzi dal peso irrisorio (si parla di circa 8 kg). Per assemblarla è necessario un piccolo team di manovali che può impiegare dalle 3 ore ai 7 giorni per completare l’opera. Le Dome House sono alte circa 3 metri e lunghe 7 per una complessiva superficie di 40 metri quadri; ogni sua parte ha uno spessore di poco meno di 20 centimetri. Visto il basso costo della materia prima, il polistirene, e la velocità di costruzione queste case sono particolarmente economiche.

Vi è la possibilità di creare soppalchi interni, di separare gli spazi con mura divisorie (chiaramente dello stesso materiale della casa) e di organizzare gli interni come meglio si crede. 

Anche se forse può non convincere come abitazione privata una cosa è sicura: in sfortunati casi di catastrofi atmosferiche può rappresentare una validissima soluzione per gli sfollati: la velocità e l’economicità della costruzione (circa 25.000 euro) dovrebbero incentivare ogni Stato a rischio sismico ad adottare questo tipo di alternativa. 


Una nota green: il polistirene è totalmente riciclabile

[ Fonte: http://www.tutorcasa.it/ - Le case di polistirolo: Dome house – di Michela Dumasi ]

Dome House: totalmente riciclabili e anti sismiche

Le case di polistirolo. Si chiamano Dome House, case di polistirolo, queste curiose costruzioni che vengono dal paese del Sol Levante e che promettono di essere l’alternativa del futuro. 

Il materiale principale di queste case è uno speciale tipo di polistirolo, nome improprio per indicare il polistirene espanso, quello stesso che siamo più soliti trovare negli imballaggi degli elettrodomestici e che tendenzialmente buttiamo.

Nasce dall’unione del carbonio e dell’idrogeno, è un tipo di lavorazione definita “pulita” e non produce rifiuti. Sembra incredibile a pensarci ma gli ingegneri giapponesi sapevano bene che rappresenta la quarta generazione dei materiali da costruzione dopo legno, ferro e cemento. 

Questa comune plastica bianca ha numerosi e inaspettati vantaggi.

Ha un peso assai ridotto con la conseguenza che ogni sezione della dome house, casa di polistirolo, è davvero leggera. Ha delle ottime capacità isolanti, tanto che viene comunemente utilizzato nelle case in muratura come coibente, rendendo queste di polistirolo delle case super-ecologiche a basso dispendio energetico.

Per aumentarne questa caratteristica le Dome House hanno la forma di una cupola, che rende migliore la circolazione interna dell’aria che non si può così accumulare negli angoli. Dome-House-casa di polistirolo.

Ne risulta che i costi del riscaldamento l’inverno e dell’aria condizionata l’estate sono sostanzialmente ridotti. Esternamente, invece, la sua forma aiuta a dissipare l’energia eolica. Grazie alla sua leggerezza è anti-sismica, il che nel paese costruttore è un fattore più che necessario, e grazie alla sua aerodinamicità è resistente agli altri eventi atmosferici. 

Le case di polistirolo sono molto durevoli: questo materiale non marcisce, non arruginisce e non emette gas nocivi in caso di incendio che, nella sventurata ipotesi, sarebbe anzi rallentato nella sua corsa. casa di polistirolo.

Le Dome House hanno generalmente l’aspetto di una semisfera o di due semi sfere esterne con una parte centrale allungata. Sono edifici prefabbricati formati da un limitato numero di pezzi dal peso irrisorio (si parla di circa 8 kg). Per assemblarla è necessario un piccolo team di manovali che può impiegare dalle 3 ore ai 7 giorni per completare l’opera. Le Dome House sono alte circa 3 metri e lunghe 7 per una complessiva superficie di 40 metri quadri; ogni sua parte ha uno spessore di poco meno di 20 centimetri. Visto il basso costo della materia prima, il polistirene, e la velocità di costruzione queste case sono particolarmente economiche.

Vi è la possibilità di creare soppalchi interni, di separare gli spazi con mura divisorie (chiaramente dello stesso materiale della casa) e di organizzare gli interni come meglio si crede. 

Anche se forse può non convincere come abitazione privata una cosa è sicura: in sfortunati casi di catastrofi atmosferiche può rappresentare una validissima soluzione per gli sfollati: la velocità e l’economicità della costruzione (circa 25.000 euro) dovrebbero incentivare ogni Stato a rischio sismico ad adottare questo tipo di alternativa. 


Una nota green: il polistirene è totalmente riciclabile


[ Fonte: http://www.tutorcasa.it/ - Le case di polistirolo: Dome house – di Michela Dumasi ]

venerdì 20 maggio 2016

Residenza Sansovino: coabitare in armonia con la natura

La Residenza Sansovino sorge nel cuore verde della bella ed elegante città di Arese.
I nostri appartamenti ad Arese vantano un eccellente rapporto qualità/prezzo.
Infatti, la Residenza Sansovino è stata progettata per offrire ai  residenti, appartamenti ad alta efficienza energetica, dotati di moderni impianti tecnologici e soluzioni architettoniche moderne al fine di garantire il miglior comfort quotidiano. Non solo, gli appartamenti appartengono tutti  alla classe energetica “A”, la classe più virtuosa energicamente e che di conseguenza permette di risparmiare di più.
La nostra residenza produce energia pulita e ha come obiettivo quello di realizzare il primo quartiere ad emissioni zero.
Abitare in un appartamento di classe energetica A, come quello della Residenza Sansovino di Arese, vi farà godere di un notevole prestigio e farà acquisire al vostro immobile un valore di mercato al di sopra degli attuali standard abitativi.
Non solo, tutti gli appartamenti della Residenza Sansovino di Arese sono stati progettati con la massima accuratezza e incredibile attenzione e cura per i dettagli. I nostri trilocali, ad esempio, vantano un eccellente e pregiato mix di finiture accurate, arredo di design e materiali di alta qualità.
Anche l’esterno della Residenza Sansovino è stato progettata con la massima cura e rispetto per l’ambiente; non è un caso che gli appartamenti sorgano nell’area più verde di Arese e che siano collegati con percorsi pedonali, piste ciclabili, parchi esistenti in città.
Lo spazio esterno coabita in armonia con la residenza più green di Arese rappresentando un’eccellenza di  nuova architettura abitativa. Il tutto pensato e studiato per offrire agli abitanti della residenza una qualità della vita più consapevole e sempre nel rispetto dell’ambiente.
La cura che abbiamo messo nella progettazione degli appartamenti non è mancata nell’ aspetto esterno della Residenza.

Un bellissimo parco di oltre 50.000 mq fa da cornice alla residenza Sansovino di Arese composto da  un’area destinata ai giochi per bambini , un laghetto di 5.300 mq con spiaggia e piattaforma relax in legno e  un’area dedicata agli animali. 

martedì 12 aprile 2016

Case Pop-Up pieghevoli

Dall'Università di Harvard un materiale innovativo modificabile nella forma, dimensione e volume con cui potrebbero essere realizzate abitazioni temporanee. 

Una casa pieghevole, modulabile e da realizzarsi con un semplice click. L'innovazione viene dall'Università di Harvard ma porta il nome di un'italiana, Katia Bertoldi, al capo di un team di ricerca che ha lanciato un materiale innovativo con cui potrebbero essere realizzate strutture abitative 'portatili'. 
Il progetto, pubblicato sulla rivista Nature Communications, ha previsto lo sviluppo di un materiale modificabile nella forma, dimensione e volume e che da piatto può trasformarsi in qualsiasi oggetto e struttura. 
Il funzionamento è simile a un libro pop-up ma riprogettabile a piacimento. 

"Abbiamo progettato- spiega la ricercatrice Johannes TB Overvelde- una sottile parete tridimensionale, che può essere usata per realizzare oggetti pieghevoli e riprogrammabili la cui forma, volume e rigidità può essere alterata e controllata in base alle esigenze."


L'ispirazione dagli origami

I ricercatori si sono ispirati agli origami per ottenere un 'cubo' molto particolare con 24 facce e 36 spigoli. Ed è da questo cubo che si parte per creare gli oggetti desiderati, piegandone i bordi grazie a meccanismi integrati nella struttura chiamati attuatori pneumatici. Nel dettaglio il progetto ha previsto il collegamento di 64 di questi singoli cubi per creare una struttura adattabile a varie forme e che può essere più o meno rigida. 


Le applicazioni

Gli scenari applicativi potrebbero essere interessanti, sopratutto in un'ottica di architettura dinamica. Fra gli utilizzi già ipotizzati dal team di ricerca rifugi prefabbricabili e portatili e tetti a scomparsa. 

[ Fonte: www.casaeclima.com ]

giovedì 17 marzo 2016

L'Asilo "Balena"

L'asilo-balena con portali in legno lamellare
L’idea di Cucinella è quella di creare un ambiente che sia teatro di molteplici occasioni di stimolo della fantasia e di esperienza per i bambini, uno spazio costituito dal susseguirsi parallelo di cinquanta telai strutturali in legno lamellare “immaginato come la balena di Pinocchio”.
portale è infatti sagomato con forme armoniche che ricordano l’anatomia interna del grande cetaceo e determina il ritmo architettonico sia all’interno che all’esterno, prolungandosi sul prospetto. L’edificio di Guastalla, ad un piano fuori terra, presenta una pianta rettangolare ed una predominante direzione longitudinale con le aule che si susseguono a due a due con zone di gioco e apprendimento sul lato Sud-Est ed annessi servizi per il riposo o il ristoro. N
egli intervalli gli spazi didattici sono interrotti da spazi di sosta e dal giardino d’inverno e gli ambienti si percepiscono in maniera continua, grazie alla pavimentazione che sale fino ad appoggiarsi alle forme sinuose dei portali.


Cucinella maestro di sostenibilità

tutto dialoga con l’esterno grazie alle ampie vetrate che raccolgono luce diventando occasione di esperienze sensoriali. L’architetto bolognese ci ha abituati alla scelta di materiali e soluzioni progettuali all’insegna della sostenibilità, quali il legno per le strutture (fondazioni escluse), le superfici vetrate a bassa trasmittanza che fungono da tamponamento, il recupero dell’acqua piovana e l’installazione di impianto fotovoltaico per garantire la massima autonomia energetica. Mario Cucinella dimostra che l’architettura non è solo quella delle riviste patinate, di Dubai o Los Angeles ma che quando si torna ad intervenire in ambiti sociali importanti come l’educazione si può fare davvero la differenza.

[ Fonte: www.architetturaecosostenibile.it - crediti fotografie © Moreno Maggi ]

lunedì 22 giugno 2015

La prima multiresidenza a consumo zero

Il 4 giugno a Cesena è stato inaugurato il cantiere “Fiorita Passive House”: la prima multiresidenza in legno certificata in base al protocollo Passive House (zephir), il più alto riferimento internazionale per lo sviluppo tecnologico e la ricerca nell’architettura sostenibile a consumo zero. 
L’edificio è Progetto Pilota del “Protocollo d’intesa in materia di Rigenerazione urbana” promosso da CNA Forlì-Cesena nel 2012 e sottoscritto da tutti i comuni della Provincia di Forlì-Cesena. 

La “Fiorita Passive House” è la prima applicazione concreta del Protocollo: un edificio con 8 appartamenti completamente costruito in legno e materiali ecocompatibili, nel rispetto dei fondamenti del protocollo che prevede un’edilizia rispettosa dell’ambiente e delle generazioni future. L’edificio avrà un fabbisogno energetico così basso che produrrà molta più energia di quella che consuma; le sue principali caratteristiche sono l’impiego di massicci strati di isolante, una progettazione che tiene conto della regolazione della radiazione solare, l’impiego di tripli vetri basso emissivi, la protezione dei ponti termici, l’impianto di ventilazione meccanica controllato e una buona tenuta all’aria. Tali caratteristiche, modulate attraverso appositi software di simulazione energetica, consentono anche un elevatissimo comfort interno. 

Al contrario degli edifici tradizionali, sarà garantita una temperatura superficiale interna pressochè costante, che consente di elevare comfort e calore percepito, mentre la ventilazione meccanica garantirà un drastico abbassamento dei livelli di CO2, pollini, inquinanti e batteri aerobici. La fase di cantiere che sarà possibile osservare nell’inaugurazione riguarda la struttura portante dell’edificio, realizzata con pannelli di legno massiccio XLAM. I pannelli utilizzati sono certificati PEFC, «Programme for the Endorsement of Forest Certification Schemes», cioè prodotti di legno derivanti da selvicoltura socialmente, economicamente ed ecologicamente sostenibile, durante tutta la catena di lavorazione. Questa tecnologia costruttiva consente tempistiche estremamente rapide: il cantiere ha avuto inizio a febbraio e si prevede la sua chiusura nel mese di dicembre. 

CNA Forlì-Cesena, come previsto dal Protocollo, ha realizzato corsi di qualificazione e formazione per le imprese e i professionisti del comparto e coinvolto le banche per creare condizioni favorevoli per l’accesso al credito di chi intende riqualificare i propri immobili. Come, nel caso di “Fiorita Passive House”, attraverso l’intervento della Banca Popolare di Ancona. 

Il progetto è redatto dallo Studio Piraccini di Cesena, composto da giovani progettisti coordinati dall’arch. Stefano Piraccini, docente presso il Dipartimento di Architettura di Forlì-Cesena, i cui progetti si sono distinti con numerosi premi e riconoscimenti internazionali per la qualità architettonica e la ricerca tecnologica. “Fiorita Passive House” è stata selezionata come Beacon Project per il Comune di Cesena nel Progetto europeo PassREg, che ha come obiettivo favorire la diffusione in Europa di case a zero emissioni e zero consumi (Case Passive) obbligo, in base alla Direttiva Europea 2010/31/UE, per tutte le nuove costruzioni e le ristrutturazioni importanti a partire dal 2018 per gli edifici pubblici, e dal 2020, per quelli privati. Inoltre, è stato presentato al Klimhouse, fiera internazionale dell’edilizia sostenibile, di Bolzano. 

Il progetto pilota “Fiorita Passive House” viene realizzato con la partecipazione e la collaborazione di numerosi soggetti: Studio Piraccini Architetti; Zeroenergy; STP srl Costruzioni in legno di qualità; Centro Infissi partner selezionato Finestral; UBI Banca Popolare di Ancona.



giovedì 12 marzo 2015

Il Rifugio bioclimatico a forma di cubo

Sembra un cubo di ghiaccio, ma in realtà è un rifugio sostenibile progettato da Atelier 8000 ad High Tatras al confine tra Slovacchia e Polonia per il concorso internazionale Kežmarská Chata.
L’edificio è perfettamente integrato con il paesaggio circostante e si confonde con i profili delle rocce di High Tatras che fanno da sfondo.
La forma cubica che ruota su se stessa poggiando su uno dei suoi vertici vuole suscitare una sensazione di casualità, quasi di inconsistenza, come se fosse un cubo di ghiaccio staccatosi durante la ritirata dei ghiacciai.

CUBI IN ARCHITETTURA: IL LANDMARK DEL CUBE BIOINFORMATIC CENTRE
Il rifugio si articola su 5 piani: nel piano interrato si trovano i locali tecnici, il piano nobile è adibito a ristorante mentre i piani superiori ospitano le camere da letto e le aree per il rifugio. UN

INVOLUCRO BIOCLIMATICO IN ALLUMINIO, FOTOVOLTAICO E VETRO
La pelle esterna del rifugio è costituita da pannelli prefabbricati di 1x1 metro in alluminio di colore chiaro alternati a pannelli fotovoltaici e vetro.
Le superfici vetrate di finestre e pannelli fotovoltaici insieme alla trasparenza e alla lucentezza del metallo completano il quadro del sito con un tocco di chiarore, proprio come i riflessi osservabili sulla superficie di un lago di montagna o dallo scioglimento dei ghiacciai” spiegano i progettisti.
Il suo involucro esterno trae in inganno gli osservatori.
Le sembianze di ghiaccio sembrerebbero contrastare con la funzione di rifugio che l’edificio svolge, comunemente luogo di riparo dal freddo e dalle intemperie.
Tuttavia è solo un’impressione, gli interni suggeriscono piuttosto la sensazione di trovarsi in un luogo caldo e riparato, la struttura è costituita da travi in legno lamellare in larice ed anche gli interni sono interamente rivestiti in legno.

La sua particolare conformazione consente di sfruttare al meglio la luce. Poggiando su un vertice, i lati del cubo sono inclinati permettendo a tutti gli ambienti interni di godere di illuminazione naturale diretta per un maggior numero di ore giornaliere.
Il rifugio è pensato come un edificio passivo e trae grande vantaggio dalla sua particolare forma in quanto la facciata a sud e quella ad est, perpendicolari alle radiazioni solari incidenti, sfruttano al meglio l’energia solare e sono perciò costituite da pannelli fotovoltaici che garantiscono l’autoproduzione energetica.


giovedì 5 febbraio 2015

Seasonless House: scardinare le logiche edilizie

Flessibilità, adattabilità e personalizzazione. La ‘nuova creazione’ firmata dagli architetti valenziani Casos de Casas, una unifamiliare di 360 mq realizzata nella città di Vinaròs nella provincia costiera di Castellón, in Spagna, è la somma di questi principi-chiave.

Ponendosi l’obiettivo di ‘scardinare’ le logiche edilizie della cittadina valenziana, che appare urbanisticamente divisa in due, fra case vacanza che sorgono sul fianco della montagna e che sono progettate per poterci vivere prevalentemente nel periodo estivo e dimore storiche e tradizionali situate nel centro città, la Seasonless House- questo il nome della costruzione- inaugura uno spazio nuovo e unico che si pone non solo fisicamente tra le due entità edilizie ma che consente di ottenere condizioni abitative ottimali durante tutto l'anno.

La casa, realizzata con un sistema costruttivo standardizzato e modulare, che permette una forte flessibilità e personalizzazione degli spazi, si compone principalmente da lastre di cemento e di un doppio strato di rivestimento in policarbonato cellulare, ondulato e con forti proprietà isolanti.

Ciascun lato è rivestito da pannelli e lastre di vetro diverse a seconda dell'orientamento delle facciate, per permettere il rilascio o il trattenimento del calore necessario.
Il colore bianco, adatto al clima e alla radiazione solare è stato scelto anche per altri motivi, più ‘concettuali’: si integra bene nel paesaggio edilizio ed è indice di neutralità e modularità.

L’abitazione è stata infatti concepita dagli architetti per adattarsi alle esigenze dei singoli abitanti. Sia da un punto di vista climatico- ciascun abitante ha la possibilità di selezionare il proprio clima interno- che da un punto di vista di progettazione interna.

Gli spazi sono indefiniti e non prestabiliti, gli ambienti hanno una continuità diffusa e non precludono lo svolgimento di alcune attività in spazi ‘inusuali’: è possibile mangiare al piano di sopra nella zona notte, così come è possibile dormire sull’enorme sofa nella zona living.
Anche gli spazi esterni non esistono, perché tutto ciò che è esterno può prendere posto all’interno.

[ Fonte: www.casaeclima.com ]

venerdì 7 novembre 2014

Feldheim, il primo comune interamente alimentato da fonti rinnovabili

Sorge a circa cento chilometri a sud di Berlino, Feldheim, il primo comune interamente alimentato da fonti rinnovabili, e del tutto autonomo rispetto alla rete elettrica nazionale: per alcuni anni sono state condotte politiche energetiche a favore delle fonti alternative di energia, e finalmente è stato possibile compiere questo grande passo! 

Feldheim, frazione di Treuenbrietzen, è un comune di 7.700 abitanti; qui sono presenti varie strutture che forniscono energia per rendere il paese autosufficiente: 47 impianti eolici, cui si affiancano numerosi impianti di piccolo fotovoltaico; inoltre ciascun condominio è servito da un impianto di biogas, che attraverso il riciclo di rifiuti agricoli, permette la produzione di energia.
Anche per sistemi più piccoli, come quelli per la ricarica delle auto elettriche, le colonnine sono alimentate da fonti alternative. Gli aspetti positivi, oltre ad investire l’intero pianeta, iniziano a farsi sentire anche nelle tasche dei cittadini, che con questo sistema riescono a risparmiare il 30% sulle bollette. 


LE FASI DEL PROGETTO
Il percorso è stato avviato in questo comune già a partire dal 1990, vediamo le tappe fondamentali: - nel 1990 l’amministrazione decide di installare la prima turbina eolica, per poter sfruttare i forti venti presenti in questa zona, in maniera utile per la produzione dell’energia, a vantaggio di tutti i cittadini; - nel 2008, con un costo di circa 170.000 euro, è stata realizzata una centrale a biogas, che grazie all’utilizzo dei rifiuti biologici degli allevamenti e delle lavorazioni del mais, permette la produzione di acqua calda per il riscaldamento, che attraverso una rete per il teleriscaldamento si collega ad abitazioni, attività produttive ed alcune aziende zootecniche; - nello stesso periodo viene installato un grande impianto fotovoltaico, da 2,2 MWp, che sorge in luogo di una caserma dismessa; - nel 2010 gli abitanti di Feldheim decidono di investire ognuno 3000 euro per dotare le proprie abitazioni di impianti solari domestici.
L’energia in eccesso che viene così prodotta, viene venduta alla rete regionale; i proprietari sono sia i privati che il pubblico, che in questi sistema così ben organizzato convivono dividendosi gli onori del caso, espressione di una reale partecipazione effettiva nella realizzazione di politiche condivise per le fonti energetiche.
Oltre ai vantaggi derivanti dal risparmio energetico così generato, Feldheim è divenuto anche un punto di riferimento per il suo esempio di indipendenza e di sostenibilità energetica, attirando numerosi visitatori a caccia di politiche green: operatori ed amministratori locali di varie parti del mondo sono giunti qui per ispirarsi a questo modello tedesco, esemplare per l’indipendenza energetica.


DIFFICOLTÀ E VOLONTÀ 
Certo, il percorso non è stato semplice, lineare e regolare, come lo abbiamo sintetizzato qui. Numerose sono state le difficoltà, ma ancor più numerose sono state le spinte per poter opporsi a tali difficoltà. Prima fra tutti, la volontà dei cittadini, che hanno deciso di contribuire alla politica già attuata dall’amministrazione, sostenendola, per il bene comune, per il benessere diffuso: gli abitanti stilano un progetto, presentato a Bruxelles, ottenendo un finanziamento di 500.000 euro a fronte di un costo di un milione, si tassano per 3.000 euro ciascuno, e raggiungono notevoli vantaggi, favorendo la riduzione del consumo del 75%, così come il costo dell’alimentazione. 
La sovrapproduzione di energia e di cibo viene messa a disposizione della rete regionale e nazionale, con enormi profitti. Il sindaco viene subito attaccato da più parti, dai colossi della gestione elettrica, e da quelli della gestione nucleare. Ma la sua volontà e quella della sua comunità lo aiutano ad andare avanti nel suo piano! Egli applica, dopo vari scontri anche a livello politico, una visione del mondo basata sui principi dell’”esistenza zero sostenibile umanamente”. 
Via via iniziano a diffondersi anche auto a idrogeno; numerosi giapponesi, a seguito del disastro nucleare di Fukushima, si recano in questo paese per visitarne la formula green.

E se è vero come è vero che in Italia abbiamo una straordinaria disponibilità di sole, di vento e di acqua, tanto che Jeremy Rifkin la definisce come “l’Arabia Saudita delle rinnovabili”, quando potremo diffondere queste politiche sostenibili in Italia, nei piccoli o grandi centri presenti nel nostro Paese? Ci auguriamo che i vari intoppi burocratici e le talvolta tentennanti politiche di governo, non impediscano lo sviluppo reale ed effettivo di queste preziosissime risorse rinnovabili.



venerdì 17 ottobre 2014

Sinfonia per Bolzano da qui a 5 anni

Teleriscaldamento intelligente, involucri e infissi di ultima generazione, impianti fv integrati in facciata, sensori diffusi. Il progetto Ue 'Sinfonia' parte a Bolzano con 15 mln di euro e verrà replicato ad Innsbruck 


Cinque anni per trasformare le città di Bolzano e Innsbruck in due Smart City europee. 

Il progetto "Sinfonia", approvato lo scorso marzo e che vedrà la partecipazione in veste di partner EURAC, Comune di Bolzano, Istituto per l’edilizia sociale (IPES), Agenzia CasaClima e Società elettrica altoatesina (SEL), entra ora nel vivo. Sono infatti stati selezionati gli interventi di risanamento del patrimonio edilizio, con l'obiettivo di ridurre complessivamente il consumo di energia primaria del 40% e aumentare del 20% l’impiego di fonti rinnovabili, che interesseranno otto isolati della zona sud-ovest di Bolzano. E che verranno replicati in alcune aree di Innsbruck. 


15 mln per teleriscaldamento, involucri e infissi di ultima generazione e sensori diffusi

Grazie a un finanziamento di circa 15 mln di euro solo per Bolzano, coperti in parte dall'Ue e in parte dai soggetti coinvolti, gli edifici saranno teleriscaldati, avranno involucri e infissi di ultima generazione e impianti fotovoltaici integrati in facciata. 
Una rete di teleriscaldamento intelligente riuscirà a prevedere il carico di energia termica per riscaldare gli ambienti in tutti i momenti della giornata e della stagione. 
In apposite isole del quartiere l’amministrazione installerà dei sensori per rilevare il meteo, la qualità dell’aria e il traffico, e qui i cittadini potranno ricaricare i loro veicoli elettrici. 


Testare il nuovo protocollo CasaClima R 

Per l’Agenzia CasaClima il progetto è l’occasione per testare il nuovo protocollo CasaClima R che fornisce delle linee guida per ottimizzare il risanamento degli edifici. 
Il ruolo di SEL con la affiliata Ecotherm è invece legato agli interventi sulla rete di teleriscaldamento. L’EURAC coordina l’azione a livello provinciale e la supporta dal punto di vista scientifico. 
I ricercatori dell’Istituto per le Energie Rinnovabili dell’EURAC affiancheranno il Comune nella pianificazione delle opere di risanamento e nella definizione dei criteri per l’assegnazione dei lavori. Si occuperanno inoltre di monitorare le prestazioni degli edifici e delle soluzioni adottate anche una volta conclusa la messa in opera. 

[ Fonte: www.casaeclima.com ]