venerdì 3 febbraio 2012

Mimetizzarsi nel verde...

Due facciate per l'edificio: mattoni per il lato strada e stampe vegetali per il retro con vista parco.

Ginkgo è un progetto residenziale nato alle porte di Beekbergen, nell'Olanda meridionale, per rispondere alle esigenze abitative di un ampio target di acquirenti spesso poco rappresentato.

In queste aree, infatti, la tipologia abitativa più diffusa consiste in grandi case unifamiliari, che tuttavia non ricoprono le necessità dei più giovani – coppie o single – e anche degli over 65, che spesso si trovano in difficoltà di fronte alle numerose barriere architettoniche presenti.

Due affacci, due facciate.
Firmato dallo studio di progettazione Casanova + Hernandez Architects, Ginkgo consiste in un ampio complesso abitativo situato nei pressi di Veluwe, il parco nazionale più vasto dei Paesi Bassi.Per l'edificio, che affaccia da un lato sugli alberi e dall'altro su un abitato costruito nel dopoguerra, gli architetti hanno deciso di ideare due differenti facciate, a sottolineare le due diverse realtà, una naturale e l'altra urbanistica.

Mattoni bruni dal lato strada...
Per il fronte dell'edificio che guarda la strada abitata, è stato pensato un rivestimento in sintonia con le altre abitazioni circostanti. Il prospetto è stato realizzato in mattoni bruni, che – spiegano i progettisti - “conferiscono un tocco urbano alla facciata”.

...stampe vegetali dal lato parco.
Al contrario, la facciata con affaccio sul verde è stata trattata come una sorta di “vero e proprio prolungamento del parco”. Innanzi tutto, su questo lato dell'edificio sono stati ricavati ampi balconi e loggiati, così da ampliare gli spazi interni e creare un dehors riparato dai rumori della strada. L'ispirazione vegetale si è espressa poi in uno speciale stile decorativo ispirato alle foglie di ginko biloba (da cui il nome del progetto), dalla caratteristica forma di ventaglio.
Tutti il prospetto e i cornicioni sono stati rivestiti da una stampa vegetale con un effetto visivo particolarmente efficace: la sensazione è quella di un intrico di foglie estremamente verosimile, diventata la cifra rappresentativa dell'intero progetto.

Servizi comuni.
Terminato nel 2007, il complesso ospita una serie di alloggi modulari, dalle dimensioni variabili: dal loft all'appartamento con quattro camere da letto, le abitazioni così diversamente articolate accolgono oggi inquilini di diversa età e provenienza. Oltre all'ampio spazio verde a disposizione, i residenti godono di una serie di servizi in comune, tra cui un ampio parcheggio sotterraneo, con spazio per biciclette e motocicli.

[ Fonte
www.casaeclima.com ]

venerdì 27 gennaio 2012

Colombia: l'oro alla responsabilità ambientale

Tetto verde, passerelle vegetali e materiali biodegradabili sono valsi a Sayab l'oro alla Responsabilità ambientale.

Edilizia popolare a basso impatto ambientale in Colombia. Il complesso residenziale Sayab dell'architetto Luis Garrido, a Gratamira, è stato progettato per essere completamente autosufficiente dal punto di vista del riscaldamento e del condizionamento, grazie a un sistema di ventilazione naturale e a una serie di espedienti efficienti.

Progettazione intelligente.
Realizzato con materiali naturali, reperiti localmente e certificati come 100% riciclabili, l'edificio ospita alloggi a prezzi convenzionati, in un contesto abitativo di design che, soprattutto, promette bassissimi consumi ai suoi abitanti.

Quattro blocchi collegati da corridoi verdi.
Il progetto si sviluppa in quattro grandi blocchi: gli appartamenti – 345 in totale - si affacciano su un'ampia area verde comune attrezzata con tavolini e ombrelloni, pensata per consentire agli inquilini di socializzare e interagire. I quattro corpi sono posti in collegamento tra loro da corridoi verdi e sono tutti dotati di balconi colorati, che movimentano la facciata uniforme.

Green roof.
Oltre alle passerelle verdi, anche il tetto degli edifici è completamente vegetale. L'escamotage del green roof, con tanto di aiuole fiorite e viottoli percorribili, consente di rinfrescare gli interni durante i mesi estivi ed agisce da naturale filtro dell'aria inquinata.

Energia FV e geotermica.
Insignito della medaglia d'oro alla responsabilità ambientale dall'associazione América Fundación Sostenible, l'edificio è alimentato da un impianto fotovoltaico e da un sistema geotermico, che permettono di ridurre notevolmente i consumi. Inoltre, la progettazione degli spazi interni, tutti dotati di ampie vetrate, consente di eliminare il bisogno di luce artificiale durante le ore diurne.

Ciclo di vita infinito.
Realizzato da Prefabricados IC, la vera particolarità del progetto consiste nella completa riusabilità di ogni singolo componente dell'edificio: “se per qualsiasi ragione l'edificio non funzionasse, gli elementi che lo compongono possono essere destinati a nuovo uso, a partire dalla copertura vegetale del tetto”.
Il ciclo di vita infinito, i bassi costi di realizzazione e manutenzione e il design bioclimatico hanno già fatto di Sayab un esempio di sostenibilità in tutta l'America latina.

[ Fonte:
www.casaeclima.com ]

venerdì 20 gennaio 2012

A Singapore si sfida il clima tropicale

Per evitare il surriscaldamento, il progetto residenziale sfrutta sistemi di ombreggiatura e muri vegetali.

Una villetta residenziale di tre piani in grado di contrastare il clima tropicale di Singapore e ridurre i consumi energetici.

Questa la sfida affrontata dallo studio DP Architects nel realizzare l'edificio 36 BtDr: per riuscirvi, i progettisti hanno messo a punto una strategia sostenibile molto articolata, basata sulla qualità ambientale indoor e outdoor.
Intonaco ad alta riflettanza solare.Per evitare il rischio di surriscaldamento degli interni, il fabbricato è stato orientato in modo da evitare l'irraggiamento diretto, mentre un sistema di schermature solari mantiene l'ombra durante le ore più calde.Sempre con l'obiettivo di mitigare il guadagno termico interno, le pareti esterne sono state rivestite da uno speciale intonaco bianco isolante ad alta riflettanza solare, in grado di ridurre la temperatura, sia sulla superficie esterna che all’interno dell’edificio.

Ventilazione naturale.
Il progetto sfrutta un sistema di ventilazione naturale trasversale, realizzata attraverso specifiche strategie di configurazione, dimensionamento e posizionamento delle finestrature. Per consentire un passaggio continuo di aria – essenziale durante i mesi di calura e umidità tipici del clima locale – sono stati privilegiati sistemi di muri mobili a tutta altezza: le pareti scorrevoli possono aprirsi completamente a seconda delle necessità, aumentando il flusso di aria.

Strategia efficiente.
Per ridurre i consumi e limitare gli sprechi, l'edificio incorpora nel tetto pannelli solari fotovoltaici e sfrutta un sistema di collettori per scaldare l'acqua sanitaria. Sempre in un'ottica di autosufficienza energetica, il progetto prevede l'uso di luci LED ad alta efficienza e un sistema di recupero dell'acqua piovana, utilizzata per innaffiare le piante.

Verde attivo.
Altra caratteristica della villetta a tre piani riguarda infatti il particolare connubio di architettura e vegetazione: oltre all'aspetto più decorativo, in questo progetto le piante diventano parte attiva della strategia anti calore. Inserito sulla terrazza, lungo un muro verticale e in prossimità delle finestre, il verde funge da ulteriore schermatura solare , contribuendo a mantenere il fresco interno e depurando l'aria da polveri e inquinanti.

I materiali.
Ultimo accorgimento preso in fase di progetto riguarda la scelta dei materiali: per ottimizzare i tempi di costruzione, il telaio è stato realizzato in acciaio leggero a moduli, velocemente assemblabile. Mentre per le pavimentazioni e i mobili è stato utilizzato legno di recupero, il cemento è stato scelto in conformità alla sua biodegradabilità.

Trovate tutte le foto qui:
http://www.casaeclima.com/index.php?option=com_content&view=article&id=10264:singapore-quando-il-verde-rinfresca&catid=34:hot-spot&Itemid=41

[ Fonte:
http://www.casaeclima.com/ ]

lunedì 19 dicembre 2011

lunedì 5 dicembre 2011

Venezia: le onde come fonte di energia

Varati 3 prototipi sperimentali: due saranno installati in mare aperto, uno è già presente in laguna.


Sfruttare il moto delle onde marine come fonte di energia elettrica pulita, rinnovabile e a costo zero.

Lo sta per sperimentare la città d'acqua per eccellenza, Venezia, che con la collaborazione di AGIRE (Agenzia veneziana per l'energia) ha realizzato tre prototipi per la produzione di energia dalle onde: due che saranno installati in mare aperto entro la prossima primavera, mentre uno è già stato posizionato in laguna, nel Canale della Giudecca, ad agosto.

COME FUNZIONANO?
I prototipi, costituiti da un galleggiante e da un generatore, sfruttano il Principio di Archimede, ossia un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verso l'alto eguale al peso del liquido spostato, quindi un galleggiante di peso trascurabile potrebbe muovere un analogo volume d'acqua.
Nel tempo che intercorre tra due picchi dell'onda, il galleggiante si muove dalla massima altezza al livello zero del mare per risalire al punto più alto. I tre sistemi, denominati rispettivamente “Mini GIANT”, “GIANT” e “WEM”, sono realizzati da due aziende italiane che, a titolo gratuito, li stanno sperimentando insieme ad AGIRE.

MINI GIANT (Generatore Integrato Autonomo Non Tradizionale)
è già attivo lungo il canale della Giudecca ed è stato realizzato appositamente per Venezia – come ha sottolineato l’assessore all’Ambiente – perché consente di sfruttare sia il moto ondoso delle imbarcazioni, sia le onde di rimbalzo sulle rive dei canali. Si tratta di un sistema ingegnoso capace, una volta a regime, di diventare un perfetto micro-serbatoio di energia per uso domestico.

GIANT E WEM. In mare aperto, invece, verranno testati il sistema GIANT (foto dx), una specie di enorme "fungo" capace di produrre e immagazzinare 12.000 kWh all'anno e il sistema WEM - Wave Energy Module - (foto sx) più impattante e complesso rispetto a Giant, ma in grado di generare 35.000 kWh all’anno e coprire, ad esempio, l’intero fabbisogno energetico di un asilo.

[ Fonte:
www.casaeclima.com ]

venerdì 18 novembre 2011

Il verde in citta'

Per lo sviluppo di aree verdi urbane, il legno è ritenuto da sempre un materiale ideale per l'arredamento da esterno perché oltre ad essere ecologico e ad adattarsi molto bene al verde di piante e fiori, è un elemento che da calore ovunque viene impiegato.

Il legno è un elemento costruttivo che da immediatamente un senso di naturalità e di relax e questi sono solo alcuni dei motivi per i quali viene impiegato moltissimo nella costruzione di elementi d'arredo per il
giardino e negli spazi verdi di molti centri abitati.

Questi luoghi sono spesso rifugio di tutti noi che, stanchi del traffico cittadino, dell’aria condizionata all’interno degli uffici o semplicemente di stare al chiuso delle nostre case, andiamo alla ricerca di un posto tranquillo, all’aria aperta dove sdraiarci e riposare magari sotto una bella pianta rigogliosa che ci dona ombra e refrigerio.

Oggi parchi e giardini sono molto presenti in tutte le nostre città, ne troviamo di attrezzati con giochi per bambini, con porte per giocare a calcio, con tavoli per fare pic nic, fontanelle per dissetarsi, alcuni ben ordinati e puliti altri che avrebbero la necessità di riordino e manutenzione.

Parchi e giardini, soprattutto nelle ore pomeridiane, sono frequentati da mamme con passeggini e culle che portano il proprio bimbo a prendere un po’ di fresco nel verde , da sportivi e amanti della vita aperta; ma sono anche luoghi di aggregazione di ragazzi e adolescenti dove si rincorrono liberamente, giocano a palla, a nascondino ecc., e di persone anziane che, oppressi della calura estiva o sentendosi un po’ soli, cercano in questi posti persone della loro età per parlare, raccontarsi o giocare a carte.

Parchi e giardini sono uno spettacolo della natura, luoghi speciali e molto utili, cerchiamo sempre di rispettarli e tenerli puliti.


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lunedì 7 novembre 2011

Costruire sul costruito

"Costruire sul costruito” è secondo l'architetto la modalità sostenibile di sviluppo urbano .

Si è aperta il 2 novembre scorso a Genova la 25esima assemblea Eurocities 2011, che vede la partecipazione di 400 delegati (urbanisti e sindaci) provenienti da 36 Paesi europei.

Nel dibattito, che vede al centro il tema della rigenerazione urbana e della pianificazione urbanistica focalizzata sulle persone, è intervenuto ieri anche l'architetto e urbanista Renzo Piano.

“Le città europee non devono più crescere per esplosione urbana, ma per implosione. Non possono continuare a mangiare territorio, non possono continuare a esplodere”, ha detto Piano nella sua relazione titolata “Planning for People”.


Costruire sul costruito
“È tempo – ha sottolineato - di costruire sul costruito, di riqualificare l'esistente, di non consumare più suolo. L'esplosione delle città è già avvenuta nel Dopoguerra. Siamo nel secolo nuovo, è evidente che non si può continuare a costruire nuove periferie, spesso desolate e con costi sociali enormi”.
Secondo l'architetto, “bisogna smetterla con la tendenza di costruire sul mare. Certamente lo sviluppo del porto va salvaguardato, ma ci sono due modi di far crescere una città: il primo è sostenibile, cioè per implosione, costruendo sul costruito, il secondo è insostenibile, cioè per esplosione. Lo sviluppo delle città per implosione è l'unico modo per evitare di costruire nuove periferie, che sono la scommessa del futuro. O riusciamo a trasformare le periferie in luoghi europei o sarà un disastro”.


L'esempio di Genova
Piano cita come modello la sua città, Genova, che ha avuto “il coraggio di dire stop al consumo della costa. C'è un motto valido per l'Europa: a Genova non si spreca niente. L'idea antica, che non si butta via niente, deriva dal fatto che Genova è una città stretta tra monti e mare, dove non c'è spazio da sprecare. Ha a che fare con l'idea di parsimonia, non con quella di avarizia. Non sprecare spazi è una grande qualità”.
“Costruire sul costruito” è quindi l'esortazione che Piano rivolge agli architetti e urbanisti del mondo. “Non si può pensare di espandere periferie, le città possono crescere da dentro.”

[ Tratto da Casa&Clima.com ]

lunedì 3 ottobre 2011

C'era una volta una scuola nel bosco ...

Manassas Park, in Virginia, è una cittadina immersa nel verde delle foreste di conifere e latifoglie tipiche di quest'area.

La scuola che insegna a conoscere la natura.
A rispettare la tradizione e lo stretto intreccio tra natura e attività umane, la scuola elementare MPES, un progetto architettonico ed educativo, se si considera che parte dalla premessa di insegnare ai bambini il rispetto per l'ambiente, perché “non si può pretendere dai giovani studenti di conservare o proteggere qualcosa che di cui non conoscono il valore e la vulnerabilità.” La scuola è quindi concepita come uno strumento didattico in grado di guidare i bambini lungo un percorso di conoscenza e rispetto dell'ambiente circostante, compito affidato a un team di progettisti, insegnanti e genitori.

Materiali naturali e vetrate sulla foresta.
Questi principi ispiratori si riflettono direttamente sull'architettura dell'edificio, pluripremiato per l'approccio sostenibile e le scelte progettuali. Situata a pochi passi dai boschi, la scuola è stata costruita con materiali naturali reperiti in loco e lascia che tutti gli interni si affaccino direttamente sul verde. Gli stessi alberi estirpati per fare posto al cantiere e successivamente alla struttura, sono stati poi ripiantati, in un'ottica di totale rispetto delle specie locali.

Lezione outdoor.
Ma i bambini non guardano soltanto il verde circostante: l'innovazione di questo progetto sta proprio nella forte interazione ricreata tra interno e paesaggio.I progettisti, lo studio VMDO Architects, hanno infatti organizzato l'area esterna in maniera totalmente vivibile, facendone un prolungamento (sfruttatissimo!) della scuola, con aree ricreative, due spazi utilizzati come classi durante la bella stagione, spazio per attività e incontri. I bambini imparano così a conoscere le felci, i muschi, gli alberi e gli animali locali, aiutati da una segnaletica esplicativa e da corsi organizzati da professori ed esperti.




[ Fonte: Casa&Clima.com ]

venerdì 23 settembre 2011

Taiwan: il più alto green building del mondo

Taipei 101: un grattacielo di oltre 500 metri d'altezza a Taiwan, è appena diventato l'edificio più alto al mondo ad ottenere la certificazione Leed Platinum da parte dell'US Green Building Council.
E non solo, è anche l'edificio certificato con la superficie maggiore, 150.000 metri quadri, e con il più alto numero di inquilini: 90.
I proprietari del Taipei 101 hanno tentato di ottenere la certificazione Leed già nel novembre del 2009, ed hanno attraversato un processo rigoroso di aggiornamento della costruzione per soddisfare tutti gli standard richiesti dal Council.

Qualità dell'aria
Uno dei punti di forza riguarda la qualità dell'aria, undici piani dell'edificio ospitano delle unità di trattamento dell'aria che forniscono aria condizionata al resto della struttura. Queste unità inoltre monitorizzano il livello di CO2 presente nell'edificio, e quando si supera una certa soglia la aspirano all'esterno dell'edificio.
Tra l'altro, è stata definita una soglia ben più bassa, 600 ppm, rispetto alla normativa nazionale che è di 1000 parti-per-milione.

Contro l'umidità
Per affrontare l'elevata umidità tipica dell'isola di Taiwan, l'edificio è dotato di due sensori per ogni piano che ne controllano il livello, e che attivano un sistema ad acqua refrigerata all'interno delle unità di condizionamento per ridurla.
L'edificio include anche una varietà di sistemi di illuminazione a risparmio energetico, con sensori di movimento e camere progettate per incoraggiare l'uso di lampade da scrivania, piuttosto che le comuni luci ambientali. Tutte queste caratteristiche combinate hanno permesso di ottenere un risparmio sul consumo energetico negli ultimi tre anni del 18%.
L'edificio inoltre ricicla il 100% dell'acqua piovana che raccoglie, e tutti i lavandini, i servizi igienici e gli orinatoi sono muniti di sensori di movimento.
Questo gli permette di risparmiare fino a 28 tonnellate di acqua sanitaria all'anno.

[ Fonte: Casa&Clima.com ]

giovedì 1 settembre 2011

L'ultimo progetto "green" di Steve Jobs

L'ultimo progetto presentato da Steve Jobs, prima dell'annuncio delle sue dimissioni da CEO dell'azienda di Cupertino, riguarda il nuovo campus della Apple che sorgerà in California: un gioiello della bio-edilizia da 260.000 metri quadrati, un'architettura futuristica che prenderà il posto di un parcheggio, trasformandolo in un'area verde con al centro la sede della Apple.

Il campus
Il progetto prevede, dei nuovi laboratori di produzione, una palestra per i dipendenti, una sala riunioni da mille posti, un ampio parco centrale e un parcheggio su tre livelli alla cui sommità sorgerà un impianto fotovoltaico che assolverà al fabbisogno energetico dell'edificio.
In totale, il nuovo campus potrà accogliere fino a 13.000 dipendenti.

Forma circolare
La sua forma circolare, simile a quella di uno stadio da calcio, favorisce la ventilazione naturale e permette così di risparmiare sull'aria condizionata, mentre il parco che circonda la struttura ha il compito di ombreggiare la struttura e assorbire le emissioni di Co2.


[ Fonte: Casa&Clima.com ]